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Amerika, con la kappa o senza

Paride Campagnolo 26 ottobre 2015 America, Musica Nessun commento
Grand Canyon

Grand Canyon

Una volta un prete, per spiegarmi cosa fosse la fede mi fece un esempio, mi disse, tu non sei mai stato a vedere il ponte di Brooklyn però sai che c’è, ti fidi. Avrei voluto dirgli che la foto di mio cugino davanti ai piloni del ponte come prova era più che valida, però la devozione all’abito che indossava era lodevole e per le altre persone presenti quella sera l’esistenza di Dio passava in secondo piano rispetto alla scelta degli addobbi per la chiesa e quindi lasciai perdere.

Col passare del tempo ho capito che quello di Dio era un problema secondario, dopotutto la vita non è che un susseguirsi di bisogni più o meno futili e alla fine il bisogno di credere non è poi così da biasimare. Il problema, quello vero, era il ponte di Brooklyn, nel senso che, prima di vederlo in foto l’avevo visto disegnato, su un pacchetto di gomme da masticare. La gomma del ponte Brooklyn era un marchio commerciale inventato dalla Perfetti negli anni 60, un po’ come Tex, gli Spaghetti Western o Bud Spencer e Terence Hill, la nostra America fatta in casa.

Sarà che siamo il paese meno nazionalista del mondo (e l’unica volta che lo siamo stati le abbiamo prese di santa ragione e quindi va bene così), però da quando li abbiamo visti arrivare, nel ’45, ma anche da parecchio prima, non siamo più riusciti a levarceli dalla testa, anche perché c’è un’ America per tutti: qualunque sia il tuo credo politico, religioso, culturale, in quel coacervo di colori, lingue e usanze trovi quello che fa per te. Un market culturale con gli scaffali pieni di qualsiasi ben di Dio in cui puoi trovare delle vere meraviglie. Nel mio piccolo ha trovato la mia; la copertina di un disco, una registrazione d’epoca della “The Grand Canyon Suite” di Ferde Grofè diretta da Arturo Toscanini a New York nel 1934.

La copertina ha un disegno fumettistico, le pareti del canyon illuminate dal rosso del sole, il cielo lassù in alto, sullo sfondo la sagoma di un cowboy a cavallo. Pochi colori ma bastano, è un input, al resto pensa la nostra immaginazione, poi la scritta in basso “ARTURO TOSCANINI and the NBC Symphony Orchestra”. Un francese e un italiano (e che italiano) intenti a raccontare un luogo piantato lì nel nostro immaginario di ragazzini, le aquile e i cowboy, la natura incontaminata e i film western.

L’europeo Grofè, musicista classico da quattro generazioni dipinge la “sua” America e lo fa talmente bene che Walt Disney nel 1958 ne fa un film che gli vale un Oscar come miglior cortometraggio.

C’è un’America per tutti. Nel caso, puoi sempre costruirtene una a piacere.

 

Paride Campagnolo

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