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Kit di Sopravvivenza n.11

lorenzo.mei 18 gennaio 2015 Kit di sopravvivenza Nessun commento

Chiariamo subito un punto: non sono in grado di fornirvi un kit di sopravvivenza anti-terrorismo. Per quello, anzi, il metodo di difesa che qualsiasi essere senziente vi potrebbe consigliare è l’esatto contrario del chiudervi un un bunker e consolarvi con un po’ di materiale cartaceo o audiovisivo che possa arginare la strizza. Per combattere i terroristi dovreste andare fuori, per strada, nei locali, a teatro, al cinema, al fast food, dove più vi piace, visto che l’arma segreta contro il terrorismo è non cagarsi sotto, e anzi ricordarsi di godersela più che si può, se si può. Io però posso proporvi un kit contro le tonnellate di idiozie che certamente avete letto e ascoltato nelle ultime settimane, posso darvi un concentrato di parole, suoni e immagini che finalmente sovrasti il fragore di esperti di balistica, di studiosi dell’illuminismo, di teorici delle comunicazioni di massa specializzati nella satira, che vi hanno massacrato le gonadi dal 7 gennaio in qua. Ogni volta che vedrete, ascolterete o leggerete uno di questi professoroni dei flussi migratori, o di questi islamisti fai da te, aprite la cara vecchia scatoletta di piombo, pescate a caso, scendete le scale della cantina, o rifugiatevi dietro al basculante del garage, o sbarrate la porta di camera vostra, lasciando fuori questa enorme, odorosa, viscida e insalubre montagna di merda.

Dischi - John Grant & the BBC Philarmonic Orchestra, “Live in Concert”; Czars, “Best of”. Tra i dischi, la prima fornitura del 2015 è una specie di monografia. Ho ascoltato John Grant dal vivo a Firenze nel 2012, rimanendo scioccato di fronte alla qualità del suo show, affidato alla sua voce, al pianoforte e a una di quelle strane tastierine multieffetto. In carriera ha pubblicato due album in studio, e per quanto mi riguarda entrambi, molto molto belli, non riportavano fedelmente l’essenza delle canzoni per come le avevo sentite live: il primo era leggerissimamente dolciastro negli arrangiamenti (con i Midlake) e il secondo si contaminava con un sound elettronico che mi ha convinto dopo mesi di ascolti ma che comunque non corrisponde alle mie preferenze. Per questo speravo che, prima o poi, John pubblicasse un disco dal vivo, perché aveva comunque brani a sufficienza per riempire un paio di cd (come ha fatto), condividendo con un pubblico più vasto la magia di uno dei suoi concerti. La scelta è stata quella di puntare su una doppia serata con l’orchestrona della BBC, e in effetti il matrimonio è riuscito, e l’album può essere la scelta giusta sia per chi già conosce Grant e lo apprezza, sia per quelli che hanno voglia di avvicinarsi a lui per la prima volta. L’unica asterisco va fatta riguardo alla voce: niente di tragico, ma l’ugola in questa occasione non esplode come fece nella piccola sala Vanni di Firenze. E’ un peccato, ma non deve bastare a tenervi lontani da questo lavoro. L’altro disco del kit è un riassunto della puntata precedente nella carriera, quella con gli Czars. Lo stesso cantante per primo ha sempre ammesso che il numero di canzoni realmente valide uscite fuori da quell’esperienza non erano molte, e l’uscita di questo “Best of” è l’occasione perfetta per farsi un’idea, forse considerando alla fine quel giudizio un po’ troppo spietato.


Film -
Nick Cave: 20.000 days on earth. Quelli di voi che hanno sfruttato una delle pochissime serate di programmazione al cinema di questo film ora stanno pensando: “Hai ragione a metterlo nel kit”. Non voglio dissimulare: per Cave ho una grande ammirazione, ho comprato e ascoltato tutti i suoi dischi, e il concerto di Lucca del 2013 è uno di quelli che più mi è rimasto dentro negli ultimi anni (se la gioca con Glen Hansard e con la coppia David Byrne-St Vincent, nel caso vi interessasse questa inutile classifichina personale). Nonostante questo, temevo la possibilità di una deriva autocelebrativa cucita a misura di fan, che mi avrebbe un po’ deluso. Il lavoro fatto nella costruzione di questo documentario invece è splendido: non c’è alcuna concessione agli sbrodolamenti, il film è asciutto, pulito, parla essenzialmente di due cose: il rapporto tra Nick e la creatività e quello tra Nick e i concerti. Ok, parla anche di altro, ma questo è quello che mi ha colpito di più. Per farlo, l’autore usa un paio di artifici: una seduta di psicanalisi (idea un po’ forzata, ma alla fine sostenibile) e una visita di Cave all’archivio a lui dedicato, dove alcuni volontari raccolgono tutto il materiale che lo riguarda. Altri due episodi varrebbero da soli la visione: il viaggio in macchina con Blixa Bargeld e il pranzo a casa di Warren Ellis. La scena finale poi è un piccolo capolavoro di fotografia. La musica non manca, naturalmente, è essenzialmente riferita all’ultimo album (“Push the sky away”) e però non trasforma questo film in un video musicale con qualche intermezzo. Fortunatamente. Vi consiglio di acquistarlo e guardarlo (è in inglese con sottotitoli in Italiano, a volte un po’ maccheronici) appena sarà possibile. Altrimenti affidatevi ai muli internettiani che preferite.

Libro - Lorenzo Sani, “Vale tutto – Le storie segrete della pallacanestro italiana”. Ebbene sì, parlo di sport. Scommetto che non ve lo aspettavate. Parlo delLO sport, la pallacanestro. So di non essere l’unico tra i Cani Bastardi ad avere una passione per la palla a spicchi, e quindi mi sento autorizzato. Però vi dico subito: per godere della lettura di questo libro strepitoso non avete bisogno di essere o essere stati (come me) tifosi di basket, di conoscere i nomi della nazionale di Tanjevic che vinse l’Europeo nel 1999 (nello stesso giorno in cui mi laureai, con una incredibile concomitanza di eventi straordinari), o di sapere chi è Mario Boni (beh, di questo in realtà avreste bisogno per vivere una vita piena, ma è un altro discorso), che scrive la prefazione. Il libro di Sani è un libro di storie, e non di storia. Si compone di tutto ciò che fa dello sport una fonte di emozioni. A meno che non pensiate che a farvi uscire una lacrima quando pensate a un campione o una squadra del cuore siano le medie di tiro (basket), la percentuale di possesso palla (calcio), o il numero di pole position conquistate in carriera (formula uno). A farvi stare bene (o male) quando pensate al vostro sport preferito naturalmente sono le storie, e qui ce ne sono di straordinarie. La prima è quella di Connie Hawkins, stella della Nba arrivata alla Fortitudo Bologna, esclusa dalla formazione prima dell’inizio del campionato, ma rimasta comunque in città per dieci mesi, ospitata a scrocco da un amico, dividendosi fra i locali notturni del capoluogo emiliano e le partitelle (spesso anche quelle notturne) in cui aveva di fronte giocatori ruspanti delle serie minori, a loro volta protagonisti di storie epiche. Come Andrea Tatini, che ogni domenica in attesa di giocare le partite di calcio, si scaldava schiacciando nel canestro del campetto attiguo, con le scarpe tacchettate già ai piedi. O il mitico Ciccio, un commesso della Coin, che sfidò Sugar Richardson in uno contro uno. E se “Vale tutto” dice una cosa una volta per sempre, in effetti, è che, parlando di storie, lo sport offre il meglio di sé proprio quando confonde Nba e campionati dilettanti, stelle americane e schiacciatori di provincia. E dice che, in fondo, la Storia che vale la pena di studiare non è altro che una lunga serie di storie.

Serie tv - Fargo. Avete visto il film omonimo dei fratelli Coen, vero? In caso contrario uscite di casa ora, raggiungete la rivendita di dvd più vicina (è una parola…) compratelo e infilatelo nel kit di sopravvivenza definitivo. La serie tv trasmessa in Italia da Sky è ispirata a quel film e prodotta dagli stessi Coen, che sono riusciti a non ripetersi e però a citare, richiamare, rinnovare e resuscitare quella pellicola, e tutta la sostanza di nebbia, neve, poesia e sangue che c’era dentro. Una sostanza difficile da analizzare:  un mix di terrore, splatter, tristezza, comicità, con una certa dose di fiducia nella vittoria del bene sul male, che lascia vittime lungo la sua strada, ma che alla fine si dimostra sempre troppo ottuso per avere la meglio. Da questo punto di vista, la serie tv scarta di lato, perché il cattivo di turno, Billy Bob Thorton, è ben lontano dall’apparire stupido, e non sembra destinato a farsi sparare in una guancia da un vecchietto o a farsi beccare mentre infila un cadavere in una macchina per segatura come succedeva a Steve Buscemi e Peter Stormare. Proprio Thornton, giustamente premiato, è il vero gioiello malvagio di questa serie, che riparte dalla valigia piena di soldi nascosta sotto la neve (nel film) da Buscemi e s’inventa una nuova incarnazione del Bene, Molly (Allison Tolman), un’altra poliziotta adorabilmente in gamba e apparentemente invincibile com’era la gigantesca Frances McDormand nell’originale. Il tutto immerso nei paesaggi lattei del Minnesota e sottolineato da una colonna sonora affidata a Jeff Russo, e anche questa diretta discendente di quella di Carter Burwell. Un vero capolavoro del genere, nel caso non l’aveste ancora capito, brutti testoni.

Lorenzo Mei

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