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Kit di Sopravvivenza n. 12

lorenzo.mei 25 maggio 2015 Kit di sopravvivenza Nessun commento
glenhansardpress

Certo che mancare di puntualità per uno che prepara kit di sopravvivenza è un proprio da stronzi. Non ho giustificazioni inattaccabili: ho procrastinato più e più (e più) volte la composizione di questo dodicesimo pacchetto, fino a raggiungere un ritardo al limite dell’imperdonabile. Un po’ perché il virus del lavoro quest’anno mi è sembrato più resistente del solito al vaccino dell’ozio, un po’ perché una clamorosa apatia mi ha impedito di leggere libri, vedere film, ascoltare dischi nuovi eccetera eccetera eccetera. Poi il mirabile restyling del sito dei Cani Bastardi mi ha finalmente costretto a un moto d’energia. Del resto i motivi di utilità di un kit per sopravvivere restano tutti e, se possibile, aumentano fino a sovraffollare la nostra esistenza. Per rimanere nella strettissima attualità, si va dall’insopportabile piagnisteo italico per la mancata vittoria di morettigarronesorrentino a Cannes, all’imminente showdown di fantasia che i meteorologi ci infliggeranno all’incombere dei primi caldi: dove pescheranno stavolta per convincerci che stiamo per essere inceneriti dall’ondata di calura del millennio? Letteratura classica? Storia romana antica? Cinema horror? Cartoni animati? (Io per esempio suggerirei Grisù e Draghetto, ve li ricordate?). In ogni caso ai miei occhi nulla è più molesto della campagna per le prossime elezioni regionali, con conseguenti tour strabordanti di soluzioni semplici a problemi complessi: un po’ come se un bambino di prima elementare volesse risolvere una funzione matematica del Mit di Boston. Hai voglia a metterti la felpa con scritto BOSTON: non è roba per te, bimbo.

gospel of progressDischi - Sufjan Stevens, “Carrie and Lowell”; Eels, “Royal Albert Hall”; Micah P. Hinson, “and the Gospel of Progress”. Comincio dalla fine: sono appena stato al concerto di Micah P. Hinson al Teatro Puccini di Firenze. Da parte mia è stata una notevole apertura di credito sulla fiducia: nel 2010 ascoltai questo talentuosissimo cantautore a Pistoia in una serata (per lui e per il pubblico) non proprio memorabile. Diciamo che in quell’occasione Micah usò una scala musicale piuttosto diversa da quella universalmente accettata come valida. Stavolta invece l’uomo che sembra un quindicenne con la voce da sessantenne ci ha regalato un’ora e mezzo di magia, accompagnato soltanto dalla sua chitarra ammazza-fascisti alla Woody Guthrie e dai suoi aneddoti strampalati, oltre che dalla moglie seduta in platea e continuamente cercata dal palco. Il tour era dedicato al magnifico disco di esordio, che inserisco in questo kit dicendovi che se lo comprerete certamente non mi chiederete i soldi indietro. Hinson ha pubblicato altri album assolutamente validi, da “The Red Empire Orchestra” a “The Opera Circuit”, ma la fila di perle che compone “The Gospel of Progress” è una di quelle che ti sembra infinita, e che terresti tra le mani (e nelle orecchie) per sempre. Il disco di Sufjan Stevens, uno dei migliori del 2015, vive di atmosfere tutto sommato simili, anche se la sensibilità e i suoni sono profondamente diversi. “Carrie and Lowell”, dedicato alla madre e al patrigno, è una straordinaria condivisione di intimità: il folk sussurrato non ha i colori di “Michigan” o “Illinoise” ma regala momenti di grande cantautorato e in qualche modo può essere accostato, per tematiche “familiari” a Benji di Sun Kill Moon, discone del 2014. Il live degli eels l’ho comprato in edizione deluxe: tre vinili viola più il dvd per immortalare una grande serata alla Royal Albert Hall. La selezione dei pezzi garantisce una qualità assoluta, l’arrangiamento elegantissimo e la brillantezza di Mark Oliver Everett finiscono di convincere. Esiste anche la versione in cd, con la quale forse è più facile saltare dopo i primi ascolti le parti “parlate” comunque molto godibili (in ogni caso acquistando il vinile si riceve il codice per il download dei file mp3).


birdmanFilm -
“Birdman”, di Alejandro Gonzales Inarritu. Lo so, questo film è uscito da una vita, e probabilmente ne avete sentito parlare. Magari però non l’avete visto, e potreste sfruttare la prossima apertura delle arene estive per recuperare. So che ha avuto reazioni contrastanti, io sono uscito dal cinema assolutamente appagato, camminando via baldanzoso al ritmo delle rullate di batteria che sono uno dei motivi ricorrenti del film. La storia racconta di un attore, divenuto celebre per una serie di film genere supereroi, che decide di rimettersi in discussione portando a teatro un adattamento da Raymond Carver, ma si scontra con una serie di ostacoli, difficoltà e visioni. E’ probabilmente la storia di un uomo la cui unica fonte di autostima è la stima e l’ammirazione che proviene dagli altri, dal pubblico. Vi avranno detto del piano sequenza infinito, del teatro come centro della scena da cui i protagonisti entrano ed escono senza che mai la telecamera sfumi o stacchi dall’inquadratura. Probabilmente sapete anche della curiosa scelta di Inarritu, che ha preso l’attore di Batman (Michael Keaton), che forse ha avuto una carriera non commisurata al talento, per impersonare l’attore dei film sull’uomo uccello, che sente di aver avuto una carriera non commisurata al talento, e ha anche scelto di dare la parte di un attore che rifiuta il coinvolgimento nella volgarità del cinema commerciale modello supereroi a un attore (Edward Norton) che ha rifiutato di partecipare a “The Avengers” dopo aver litigato con i produttori di “Hulk”. Vi gira la testa? Tranquilli, è solo colpa mia: “Birdman” è un film che si segue senza fatica, che non dovrete sforzarvi di capire, e che potrà conquistarvi o lasciarvi interdetti, ma che merita di essere visto.

tom-waits-letterman-640x426Tv Show - Late Show con David Letterman. Come probabilmente saprete, il grand’uomo è andato in pensione.  Non potrete quindi vedere nuove puntate del suo talk show su Rai 5, non potrete seguire le assurdissime top ten o le gag escogitate dagli autori, né seguire il filo delle interviste che non ascolterete mai in omologhi programmi televisivi italiani (i pochi non incentrati sulla onnipresente e fottutissima politica). Ma soprattutto non potrete più vedere suonare dal vivo una serie infinita di band e cantanti interessanti e nuovi. Perché da Letterman non sono passati solo Bob Dylan e Tom Waits (per citare due delle ultime apparizioni che non potete perdere), ma anche una numerosissima parata di emergenti (certo, non proprio sconosciuti totali) che speriamo possano continuare a trovare un palcoscenico nel futuro Late Show, che non finisce con il suo presentatore e che passerà nelle mani di Stephen Colbert. Come dite? Letterman non era perfetto? Negli anni era diventato un po’ più accondiscendente nei confronti degli ospiti? La formula dello show vi sembrava ripetitiva? Ok, tenetevi (inserire qui il nome che tutti conoscete benissimo). Forse recuperando quello che vi pare dal portentoso archivio rappresentato dal web (questo il senso dell’inserimento nel kit) capirete la differenza tra Savona e New York, tra quello che si può fare qui e quello che facevano lì, da 33 anni. (Disclaimer: ma quanto è bella Savona, a proposito?).

dylan degregoriBiglietti - Bob Dylan (e Francesco De Gregori) a Lucca; Glen Hansard a Bologna. L’estate è alle porte, e con lei (oltre a Grisù e Draghetto) anche la stagione dei grandi festival musicali e dei concerti all’aperto. Per ora ho messo in saccoccia due biglietti, uno dei quali a dire la verità sconfina nell’autunno. Dylan suonerà al Summer Festival il 1° luglio, e il suo concerto verrà aperto da De Gregori. Anche tralasciando il fatto che non permetto a un concerto di Bob di svolgersi a mezz’ora di macchina da casa mia senza essere presente, l’occasione dell’accoppiata aggiunge (per me) un motivo in più per non mancare. Peraltro sono uno di quelli a cui il Sinatra Songbook di Bob Dylan, “Shadows in the night”, è piaciuto e non poco, quindi lo ascolterò volentieri intonare “I’m a fooooool to want youuuuuu”, sperando che mi faccia anche “Girl from the north country” o “Visions of Johanna” nei ritagli di tempo.  Glen Hansard invece sarà in Italia a ottobre (a Bologna il 16 al teatro dell’Antoniano) e ovviamente ho preso il biglietto due ore dopo l’inizio della prevendita. Da quel covo di hansardiani che è Lucca faremo probabilmente un pullman per la città delle torri. Il cantautore irlandese tra qualche mese pubblicherà il secondo album solista (dopo i molti lavori targati Frames e Swell Season), e su di lui sono in arrivo anche novità legate all’Italia che per ora non posso anticiparvi ma per le quali vi consiglio di tenere un angolino libero nel vostro kit di sopravvivenza, anzi dei sogni.

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