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Kit di sopravvivenza n. 3 – A tu per tu con l’infinito

Paolo Vincenti 18 novembre 2013 Infiniti, Kit di sopravvivenza Nessun commento

 

Nei giochi cosiddetti “finiti” c’è un vincitore e, soprattutto, c’è una conclusione: la vittoria è lo scopo del gioco. In un “gioco infinito” non ci sono vincitori né vinti, e non c’è una fine: l’obiettivo è continuare a giocare. I “giocatori del finito” giocano all’interno di regole, i “giocatori dell’infinito” giocano con le regole stesse. Predisporre un kit per affrontare l’infinito ha quindi poco senso, perché l’unico kit di sopravvivenza dovrebbe consistere in un modo di sopravvivere al kit stesso, riscrivendolo in modo costante. Ma tant’è, in questo angolino di universo prevalgono le forme deterministiche e le regole scritte col piombo, perciò mi adeguo.Infinity

Libri – Tanto per muovermi nella continuità con il kit n.1, calo giù un David Foster Wallace, anzi due. Il primo suggerimento è scontato: Infinite Jest (Einaudi). Sì, è enorme, è complesso, ma – se non vi arenate sulle note a piè di pagina che sono lunghe tre o quattro pagine – è anche una meravigliosa avventura nell’ironia e nella genialità di questo autore. Qualcuno si chiederà: -” Ma quanto impiegherò a leggerlo?” E che importa, qui siamo a tu per tu con l’infinito. E già che ci siamo buttate un occhio anche a Tutto, e di più – Storia compatta dell’infinito To infinity and beyond(Codice Edizioni), un saggio che DFW ha saputo rendere avvincente anche per chi ama la matematica quanto un clistere di bicarbonato di sodio.

Musica – Ora, se avessi davanti un tempo infinito, da trascorrere amabilmente en plein air su una terrazza a contemplare le galassie che si scontrano, sorseggiando Monbazillac (di cui dovrei avere una riserva giustamente infinita), lascerei in sottofondo gli Spacemen 3 di Playing With Fire (Fire, 1988): una benefica sensazione di dilatazione temporale, morfina sonora che entra in circolo, uno stato d’animo che non può durare oltre i limiti del disco, ma che può essere recuperato senza rischi di dipendenza. Oppure Automatic Writing (Lovely Music, 1979) di Robert Ashley, dove le voci di Ashley e Mimi Johnson, galleggianti su un’elettronica ripetitiva e minimalista, si appiccicano alle pareti della stanza e le rivestono di una pellicola dolciastra, come fa una caramella con le mucose della bocca. Una caramella al gusto dell’incubo.

Video – Se la televisione ci avesse insegnato qualcosa (e ne dubito), sarebbe probabilmente che non esiste soluzione di continuità nel flusso contemporaneo delle immagini. Chi ha visto L’anno scorso a Marienbad (Alain Resnais, 1961) si porterà dentro il gioco dei fiammiferi, forse l’impressione iniziale che qualcuno avesse pasticciato nel montaggio, ma sicuramente il disorientamento di fronte all’infinito labirinto del tempo. Se preferite un genere meno cerebrale, rivedetevi l’ineffabile Bill Murray in Groundhog Day (Harold Ramis, 1993), di cui esiste anche un rifacimento italiano (‘È già ieri’, con Antonio Albanese come protagonista). “Vedere un mondo in un granello di sabbia e un paradiso in un fiore selvatico, tenere l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora”, scriveva William Blake. E questo mi fa andare col pensiero a The Inner Light – Una vita per ricordare, episodio pluripremiato della quinta stagione di Star Trek – The Next Generation (1992): mettere un ricordo in bottiglia, lanciarlo nell’oceano dell’infinito e far rivivere un mondo perduto in pochi istanti. Un attore shakespeariano (Patrick Stewart) che in mezz’ora dà corpo a una riflessione dolente, per la quale altri avrebbero impiegato ore e ore.

Infinity Mirrored Room – Yayoi Kusama (Tate Modern, London)

Passatempi – Trovare uno svago non sarà semplice, perché – come dice Woody Allen – l’eternità è molto lunga, specialmente verso la fine. Non ho molta simpatia per i solitari di carte, eccettuato forse quello cui Bob Dylan fa cenno in Tarantula e che se ricordo bene si chiama “Raccogline 53″: si prenda un mazzo da 54 carte, se ne scelga una, si lancino le altre sul pavimento, quindi ci si chini a raccoglierle una per una. Il che, a ben pensarci, comporta anche esercizio fisico con miglioramento della capacità aerobica, nonché riduzione della dispnea e del rischio di malattie cardiache. Altrimenti, si può optare per un telescopio Celestron SkyProdigy 130: grande ottica, peso contenuto, sistema di allineamento automatico basato sul GPS. Lo step iniziale di spesa non è trascurabile, ma lo spettacolo notturno della volta celeste è sempre gratuito

Paolo Vincenti

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Imbrattato muri, fanzines, quotidiani, riviste e siti web. Creato, preservato e disintegrato una mezza dozzina di gruppi musicali. Fiancheggiato rivolte, passandola sempre liscia. Sostenuto posizioni scomode, rotto frontiere tra saperi, sbriciolato immagini e parole.

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