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Kit di sopravvivenza n. 5

lorenzo.mei 17 febbraio 2014 Kit di sopravvivenza, Letteratura, Musica Nessun commento

Devo sbrigarmi a preparare questo kit, non so quanto tempo libero avrò nel prossimo futuro. Ancora pochi giorni e potrebbe esserci bisogno del mio sacrifizio per salvare il Paese. Dopo Letta, Renzi, Civati, Puppato, Pittella e Adinolfi, credo tocchi a me trangugiare l’ammazzacaffè più cool dell’ultimo ventennio: l’Amaro Calice. Il programma sarà conciso: primo punto, ristrutturazione del teatro Ariston di San Remo, da adibire a serra per gladioli. Non credo mi faranno arrivare al secondo punto, quindi è inutile che ci perda tempo. Ho cose più urgenti da fare, tipo leggere almeno il 30% dei libri che compro e ascoltare almeno una volta tutti i dischi che affastello. Non tutto comunque è degno di entrare nella cassetta di salvataggio, che invece è sempre più indispensabile. Specie in settimane come questa. in cui fare zapping sulla tv potrebbe essere, musicalmente parlando, estremamente pericoloso. Chiudiamoci a riccio, riempiamo le nostre giornate d’insano snobismo, sentiamoci antropologicamente superiori a quelli che ascoltano le arise o le giusyferrere. Non è vero, ma tanto non ce ne accorgeremo mai.


Dischi -
 Peggy Sue, “Choir of Echoes”. Ultimamente sto ascoltando a ripetizione questo album, uscito da qualche settimana, e non riesco a smettere. La band di Brighton si piazza in un incrocio  piuttosto trafficato negli ultimi anni, quello in cui si incontrano alt folk, indie pop e british rock, tanto per snocciolare un po’ di definizioni che fanno figura. Il territorio è quello delle svedesi First Aid Kit, della PJ Harvey epica di “Let England Shake”, e ancora dei Fleet Foxes, e però la sintesi raggiunta qui produce un piccolo ma significativo timbro Peggy Sue. C’è un aggancio alla tradizione folk inglese (per esempio affidando il canto alle voci femminili) e l’assorbimento delle suggestioni recenti lungo quel solco, con i nomi citati sopra e qualcun altro che potete aggiungere a piacere. Poi mi pare che ci sia qualche riferimento alla new wave anni ’80 qua e là, specie negli intrecci tra basso e chitarra e nell’architettura ritmica. Giurerei che sento una lontana eco degli Smiths in “Figure of eight”, ma lo dico piano per non farmi bacchettare. La qualità delle canzoni resta alta mentre il disco va avanti, dalla tribale “Substitute”, alla martellante “Just the night”, alla caracollante “The longest day of the year blues”, al singolo “Idle”, fino alla chiusura di “The errors of your your ways”.

Libri - Michael Chabon, “Le fantastiche avventure di Kavalier & Clay”. Josef Kavalier vive a Praga, all’inizio della seconda guerra mondiale. E’ ebreo, perseguitato, deciso a scappare per l’America, dove i parenti gli daranno rifugio in attesa di un possibile ricongiungimento con genitori e fratello. E’ anche un appassionato di escapismo, la disciplina dei prestigiatori che fanno della fuga la loro specialità. Quelli come Houdini, per esempio. Nelle oltre ottocento pagine di questo libro divertente e commovente, in fondo si racconta soprattutto di fughe e magia. La fuga dal dolore, dal pericolo, dalla vita che ci tocca in sorte, dagli errori, ma anche la magia di un mondo fantastico, quello dei fumetti, che è di fatto il terzo protagonista del romanzo, vincitore del Pulitzer 2001. Una volta arrivato negli Stati Uniti, Josef stabilirà un perfetto connubio con il cugino Sam Clay: uno disegnerà le strisce, l’altro scriverà le storie, creando personaggi e avventure che conquisteranno il pubblico americano. E l’eroe più celebre della premiata ditta Kavalier & Clay, non a caso, sarà l’Escapista. Ve lo consiglio perché magia e fuga sono sempre utili per sopravvivere.


Film al Cinema -
“A proposito di Davis” di Ethan e Joel Coen, “Il lupo di Wall Street” di Martin Scorsese. Praticamente è la storia di un cantante folk depresso che diventa un mago della finanza, si strafà di coca e pasticche e finisce in galera per aver investito un gatto. No, fermi, li ho visti in due serate di fila e ho fatto confusione. Ricomincio: “A proposito di Davis” è la storia di un folksinger senza successo, con una vita triste e complicata, che vive e suona nel Greenwich Village all’inizio degli anni Sessanta. Epoca Bob Dylan agli esordi, per dare un riferimento. E’ una storia di ambizioni frustrate, di talento annebbiato dalla depressione, di vicende umane che vorrebbero diventare epiche e restano dolorosamente ordinarie. E’ un film minore dei fratelloni, ma non per questo brutto. Tutt’altro, a mio giudizio. Certo, se vi piace il folk americano e non disdegnate i film tristi (ma non tragici), siete avvantaggiati.  “Il Lupo di Wall Street” è un luuuuuuuuuuuuungometraggio firmato da Scorsese, di cui conoscerete probabilmente la storia: ascesa e caduta di un predatore della finanza che si arricchisce con le penny stock e si costruisce un’esistenza in cui ricchezza, sesso, droghe e mancanza di scrupoli sono la fonte di energia necessaria per restare vivo diventando sempre più vorace, come si confà a ogni lupo. Se l’evoluzione della trama, tutto sommato, si intuisce fin dall’inizio, a fare il film, oltre alla regia felicemente esagerata del maestro, sono il piccolo esercito di caratteri sub/in-umani che ruotano intorno al sempre bravo Leonardo Di Caprio, e il cocktail di ironia e pessimismo di cui è imbevuta questa commedia smodata. E, checché ne dica Gramellini, dentro c’è tutto fuorché un’apologia della disonestà di Jordan Belfort.


Mercatini -
Sabato 22 e domenica 23 febbraio a Pistoia, a dieci minuti da casa mia, c’è il mercato del cd, del vinile e del fumetto. Un gigantesco capannone riscaldato disseminato di bancarelle su cui ho in mente di cercare qualche Long Playing di Bill Callahan, la mia fissa attuale. Ma poi si sa, troverò qualche occasione a 5 euro, la stampa in vinile di un disco di Dylan o di Cohen che ho già in un paio di versioni, un Lp che ricordo di aver ascoltato venticinque anni fa e che mi scordai di comprare all’epoca. Insomma, tutta roba strettamente indispensabile. Domenica 23, secondo giorno di questa fiera, è anche il mio compleanno. Ora, caro Destino, dico a te: non ti sembra di calcare un po’ la mano?

Lorenzo Mei

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