canibastardi.it

Kit di sopravvivenza n.6

lorenzo.mei 28 marzo 2014 Kit di sopravvivenza Nessun commento

“Caro Hpkdmpkmspsmzalalllhj, piccolo mio, vedi quel grumo di materia fluttuante un po’ a destra del piccolo pianeta brullo? Ecco, lì una volta c’era la Terra. Poi un giorno successe qualcosa, un pittore fallito con dei baffetti ridicoli invase la Polonia, e scatenò una guerra che distrusse tutto. O forse era un lottatore di sumo-con-gli-orsi che aveva annesso un pezzetto di Ucraina? Boh, non ricordo, una delle due. Ora passami il vassoio dei rojdnsodnoasxnoasx, per favore”.  Forse sono un pelino pessimista tendente all’apocalittico, ma me lo immagino così, un dialogo tra un vecchio e un bambino che si prendon per mano sulla plancia di un’astronave, nel 3021, mentre passano vicino alla luna e osservano quei pezzetti di mondo che galleggiano nel vuoto. Chissà, magari non succederà, e in ogni caso dubito che qualcuno sopravviverebbe al Grande Botto, ma nel frattempo, in caso di escalation, può essere utile mettere da parte qualche particella di bellezza sotto forma di kit. Al limite potrebbe beneficiarne Hpkdmpkmspsmzalalllhj.

Dischi - David Crosby, “Croz”, Beck, “Morning Phase”.  Cominciamo dalla fine: quello di Beck secondo me rischia di essere uno dei migliori album del 2014. In silenzio dal 2008, l’artista californiano protagonista del rock anni Novanta, ha registrato una sfilza di canzoni che molti colleghi si sognano nell’arco di cinque dischi. Alcuni non ci riescono in un’intera carriera. Non che questo sia il capolavoro del secolo, per carità, ma la destrezza con cui Mr Hansen maneggia gli ingredienti e l’ispirazione è tornata al livello dei suoi migliori lavori, perlomeno indietro fino a “Sea Change”, che ha dodici anni. C’è un po’ di tutto: post-rock (“Cycle”, “Phase”, “Wave”), folk (“Blackbird chain”, “Don’t let it go”, “Say goodbye”, “Country Down”, la simon&garfunkeliana “Turn away”), atsmosfere prog (“Walking light”), pennellate psichedeliche (“Morning”), influenze new wave (“Blue moon”, “Unforgiven”). E naturalmente i confini non sono mai così netti come le mie parentesi. Se il disco fa una scelta decisa è quella di non urlare, di non sovraccaricare e di non correre: e funziona dannatamente bene.

David Crosby lascia senza fiato: non pubblicava a suo nome da ventuno anni, e se ne esce con questo piccolo capolavoro di scrittura, arrangiamenti e performance. Composto con la collaborazione del figlio e impreziosito da ospiti come Wynton Marsalis (magistrale il solo di tromba di “Olding on to nothing”) e Mark Knopfler, “Croz” è semplicemente magico, e qui ha poco senso il gioco di rimandi e similitudini, perché Crosby è un pezzo di storia del rock, e sono gli altri, semmai, che somigliano a lui. Il terreno è quello abituale, un folk-rock elegantissimo e sorprendentemente lucido, che non dimentica il blues, il jazz, la tradizione. A fare la differenza però è il marchio di fabbrica di un artista che ha saputo prendere qualcosa di buono da chiunque si sia trovato accanto in carriera, da Roger Mc Guinn a Gene Clark, da Neil Young a Graham Nash e Stephen Stills, passando per l’esercito di stelle che nel 1971 collaborò al suo capolavoro, “If I could only remember my name” (Tanto per citarne qualcuno gli stessi Young e Nash, Jerry Garcia, i Jefferson Airplaine al completo, Joni Mitchell). Dopo una vita spesa e spesso sprecata tra gli abusi e perfino dodici mesi di carcere, Croz è deciso a sfruttare al meglio “gli ultimi anni in cui sarò capace di suonare e cantare a un buon livello”, come ha raccontato a Mojo qualche mese fa. E noi siamo qui a goderne, per fortuna.

Libro - Stephen King, “22/11/63″. Quello che, notoriamente, non manca all’autore di “Shining” (oltre a un battaglione di collaboratori e ricercatori) è l’immaginazione. In questo tomo di 740 pagine inventa una storia in cui un professore di high school scende le scale di una cantina che in realtà è una macchina del tempo. Istigato da un amico, si ritrova nel 1958 con una missione precisa: fermare Lee Harvey Oswald e salvare il presidente Kennedy. Nel librone di King uscito in Italia nel 2011 c’è la storia di questo tentativo, ma anche molto altro: una ricostruzione piuttosto coerente del quadro storico, un intreccio di vicende umane, e soprattutto una riflessione sottotraccia sul libero arbitrio e sulla capacità degli uomini di influenzare il corso degli eventi. Forse si potrebbero falciare un paio di centinaia di pagine senza soffrirne troppo ma, se ovviamente non è una pietra miliare della letteratura, “22/11/63″ è capace come sempre di risucchiarvi nella trama (con qualche insolito calo di tensione qua e là) e creare il curioso ibrido tra romanzo di fantascienza e romanzo storico che solo il sottogenere del viaggio nel tempo consente. Non vi dico in anticipo se la tesi sposata è quella dell’assassino solitario o del complotto oliverstoniano, ma lo scrittore ha un’idea molto precisa in merito.

Serie tv - “Sherlock”. Ecco, mentre la tv italiana produce pallosissimi  sceneggiati sugli intrighi e gli intrallazzi di qualche nobilastro, o polverizza la verità in imbarazzanti fiction sulla storia recente, altrove (leggi: in Inghilterra) la BBC trasmette roba come questa, una fantastica rivisitazione contemporanea del più famoso detective di tutti i tempi. Le stagioni già andate in onda sono tre, anche se – che io sappia – solo la prima è stata trasmessa in chiaro dai canali italici. Con pochi soldi potete accaparrarvi i cofanetti delle nove puntate (sono nove film, in pratica) uscite finora, a patto che abbiate dimestichezza con l’inglese parlato o almeno con i sottotitoli in inglese. In cambio di questo sforzo, verrete ripagati con un concentrato di azione, ironia, modernità, cura del prodotto, e soprattutto con un apprezzabile coraggio nel deviare da Conan Doyle, distorcendo alcuni degli inamovibili capisaldi delle rivisitazioni precedenti, almeno fino alla comparsa di un’altra serie, “Elementary”, che forse stravolge ancora di più, ma con risultati assai meno convincenti. I protagonisti, Benedict Cumberbatch (Sherlock Holmes), Martin Freeman (Dr Watson), Rupert Graves (Ispettore Lestrade), Una Stubbs (Mrs Hudson, la padrona di casa al 221b di Baker Street) e Mark Gatiss (Mycroft Holmes, fratello di Sherlock), che è anche uno degli ideatori della serie, sono tutti magnifici, così come la regia, la sceneggiatura e la musica originale. Un’avvertenza: se decidete di guardarlo, tenete d’occhio il cellulare, il prossimo sms potrebbe essere di Moriarty.

Film - “Once”. Se non avete mai ascoltato una canzone di Glen Hansard, compratevi questo dvd (edizione con libro Feltrinelli). Se conoscete il cantautore irlandese e non avete visto il film, compratevi questo dvd. Oppure se siete come me, cioè se conoscete Hansard e avevate visto il film qualche anno fa, compratevelo comunque. E’ una storia molto semplice, quella di un musicista di strada che per campare a Dublino ripara aspirapolveri insieme al padre, ma che sogna di incidere un disco e riconquistare la moglie, che vive a Londra. Per tentare questa doppia impresa gli servirà l’aiuto di una giovane immigrata dell’est, interpretata da Marketa Irglova (con cui all’epoca Glen formava il duo The Swell Season), un concentrato di innocenza, generosità e senso pratico che aiuterà il protagonista a liberarsi della depressione latente e ricominciare a rischiare. E’ un film fatto con pochi mezzi e con una sceneggiatura essenziale, in piena tradizione anglosassone, una piccola gemma irlandese che merita proprio per la sua misura e la sua poesia. Dopodiché potete passare all’acquisto della colonna sonora, ai dischi degli Swell Season e all’unico album solista di Glen Hansard, che ho visto dal vivo nel 2012 in una delle serate musicali più divertenti della mia vita.

Lorenzo Mei

Like this Article? Share it!

About The Author

Leave A Response