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Kit di sopravvivenza n.7

lorenzo.mei 6 maggio 2014 Kit di sopravvivenza, Musica 2 commenti

Proprio ieri ho visto un’opera d’arte contemporanea che mi ha colpito molto. S’intitola “Politici che discutono del surriscaldamento globale”. E’ una scultura di Isaac Cordal, installata a Berlino, in cui teste di pietra (in ogni senso) emergono da una pozza d’acqua che – si capisce – li sta lentamente sommergendo mentre dissertano del global warming. Secondo me racconta molto di quello a cui assistiamo quotidianamente, e certo si sposa benissimo con l’ispirazione catastrofista di questa rubrica, tanto è vero che vi invito ad aggiungerla al kit che seguirà. A ben vedere poi ci sono due annotazioni da fare a margine. La prima è che, sostituendo l’acqua con materiale organico di altra natura, la descrizione del nostro tempo oltrepasserebbe le connotazioni meramente climatiche, risultando ancora più a fuoco. La seconda è che se un gruppo di politici venisse lentamente sommerso dalle acque, i primi a scomparire sarebbero quelli di bassa e bassissima statura. Ma questa è un’annotazione tutta italiana con cui mi sto baloccando infantilmente.

Dischi - Eels, “Tha Cautionary Tales Of Mark Oliver Everett”; Israel Nash Gripka, “Israel Nash’s Rain Plains”. Mark Everett, che si fa chiamare Eels come se fosse una band, è arrivato all’album numero undici. Nonostante abbia mantenuto i musicisti di “Wonderful Glorious”, uscito un anno fa, ha aggiunto l’orchestra e ha quindi rivoluzionato l’impatto sonoro e le atmosfere. Ma anche la scrittura dei pezzi è diversa: la canzoni, composte in realtà prima di quelle del lavoro precedente, tornano a un umore prevalentemente malinconico, in cui gli episodi migliori sono il rimpianto in “Agatha Chang”, ma anche le tracce di speranza in “Where I’m going”, e la testarda voglia di non sbagliare più in “Mistakes of my youth”. L’album è forse il più riuscito tra gli ultimi, e la versione deluxe offre una dozzina di bonus tutt’altro che da buttare. Mr E. sarà in Italia a luglio, con una tappa all’anfiteatro di Fiesole, per la quale ho già un biglietto. Naturalmente lo custodisco nel mio personalissimo kit estivo. Il secondo Lp, quello di Israel Nash, è uno di quei preziosi consigli del discaio di fiducia che rendono importante il Record Store Day come promemoria per la Missione di salvataggio dei negozi di dischi. L’atmosfera è facile da descrivere: un Neil Young dalle tinte psichedeliche, con brani di media lunghezza, dilatazioni strumentali, e la capacità, se ne avete voglia, di frikkettonarvi per un’oretta, in attesa che vi ricaliate nella pozza di materiale organico di cui sopra. A fare la differenza non è l’originalità ma la buona qualità delle canzoni.

Libro - Cormac, McCarthy, “La strada”. Qui si entra in una specie di metakit di sopravvivenza, perché il paesaggio postnucleare che Mc Carthy disegna per questa straordinaria storia, renderebbe estremamente importante la disponibilità di un kit. Allo stesso tempo, senza energia elettrica né tecnologia, che in effetti non sono disponibili nel deserto maccartiano, molto di quello che noi cani bastardi salviamo in questa preziosa cassetta di piombo non sarebbe utilizzabile. La grandezza di questo romanzo, che racconta la disperata ricerca della sopravvivenza (!) di un padre e di suo figlio, sta nella semplicità spinta al limite estremo. Nella lingua, prima di tutto, che è ridotta all’essenziale, e che nonostante questo (o proprio per questo) sfiora la perfezione e rende inestimabile, in quel contesto, ogni singola pagina, ogni singolo periodo, quasi ogni singola parola. Straziante, spietato, doloroso, questo libro è la fotografia di un mondo grigio, freddo e inospitale, in cui l’unica fonte di calore è “il fuoco” di cui i due protagonisti sono i portatori. Il fuoco dei loro sentimenti, della insopprimibile volontà di non rinunciare alla vita, neppure quando si è svuotata di tutto, compresa la speranza.

Film - “Her”, di Spike Jonze. Chissà che in un futuro non proprio tratteggiato dall’ottimismo, non abbiate più voglia di avere a che fare con questi probematici interlocutori chiamati homo sapiens sapiens. In quel caso potrebbe esservi utile un sistema operativo come quello di cui s’innamora il protagonista di questo film, che fonde molto bene due generi: il dramma romantico e la fantascienza. Nonostante la sinossi possa spaventarvi e farvi temere il peggio, il risultato è invece un piccolo gioiello, che se si basa in gran parte su dialoghi quasi teatrali, ha dalla sua anche la splendida fotografia, la regia impeccabile e una geniale scelta nelle scenografie e nei costumi, che vi mostrano un futuro non troppo vicino, ma nemmeno così distante. E in effetti se solo dieci anni fa ci avessero portato a vedere una scena di sesso (esatto, sesso) tra un sistema operativo  e un uomo, ci sarebbe sembrata una stramberia di fantascienza, e ci avremmo sor(riso). Invece a me, nell’epoca della social network addiction e delle email pubblicitarie modellate sui post di Facebook, il futuro descritto da Jonze è sembrato inquietante perché sempre più verosimile.

Serie tv  - “House of Cards”. La serie prodotta in America da Netfix è da poco arrivata in Italia su Sky, e figuratevi se mi perdo una produzione con Kevin Spacey e Robin Wright. Ci sarebbe molto da dire su come è scritta, diretta e girata, e molti lo hanno già fatto meglio di come potrei farlo io, sottolineando che, essendo pensata per essere vista da uno spettatore “multitasking”, che la guarda in streaming mentre tiene aperte altre finestre sul web, risponde alle mail e magari twitta live le sue impressioni (capite ora perché  “Her” non mi sembra affatto questo baraccone fantascientifico?), non ha ritmi serrati, non richiede un’attenzione assoluta e ti dà sempre la possibilità di recuperare le informazioni che un minuto di distrazione potrebbe aver cancellato dall’hard disk molliccio presente nel vostro cranio. I motivi d’interesse di fronte a questa serie, almeno per me, giornalista free lance da un quarto di secolo, ex studente di scienze politiche, sono evidenti: si parla di un reticolo di intrallazzi, di trame, di strategie machiavelliche organizzate dal capogruppo del Partito Democratico al Congresso degli Stati Uniti, in combutta con una giovane giornalista che per farsi spazio a forza di scoop sputtanerebbe sua nonna e andrebbe a letto con la tribuna d’onore degli Washington Wizards. Non che io sia pronto in alcun modo a fare queste due cose, sia ben chiaro.

Lorenzo Mei

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2 Comments

  1. Elle 1 ottobre 2014 at 22:22

    Ciao, sono capitata qua perché cercavo di capire dove si trova a Berlino questa installazione di Cordal, tu che l’hai vista saprai senz’altro rispondere (e adesso non dirmi che anche tu l’hai vista su fb..).
    Visto che ci sono, riguardo al film: il doppiaggio italiano è terribile (e ho visto solo il trailer), ma la doppiatrice tedesca del sistema operativo secondo me è fantastica, una voce viva, umana, che ha reso palusibilissimo l’innamoramento del protagonista.
    Il libro invece non l’ho letto ma me lo segno, grazie.

  2. lorenzo.mei 2 ottobre 2014 at 12:14

    Vorrei non dovertelo dire, ma l’installazione l’ho vista su internet anch’io. L’ultima volta che sono stato a Berlino (che poi era anche la prima) ancora non c’era. Se non ricordo male era parte di una serie di opere sparse per la città. Il doppiaggio di “Her” è terribile, sì, soprattutto la scelta di Micaela Ramazzotti per il sistema operativo l’ho trovata imbarazzante, e non è un giudizio sull’attrice ma sul pessimo risultato.

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