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Kit di Sopravvivenza n.8

lorenzo.mei 6 giugno 2014 Kit di sopravvivenza, Musica Nessun commento

In Colorado, dove la cannabis è stata legalizzata, una giornalista del New York Times ha mangiato una barretta di cioccolato alla marijuana e ed è caduta in preda ad allucinazioni durate otto ore. Nel frattempo una suora ha vinto un talent show musicale sulla tv di Stato italiana. Dopo otto ore, le allucinazioni della giornalista, che per inciso aveva ingurgitato una dose sedici volte superiore a quella consigliata, erano finite, ma Suor Cristina risultava ancora vincitrice tra i nuovi talenti musicali del Bel Paese. Nonostante le apparenze, le due notizie non sono legate, tranne per il fatto di essere contemporaneamente sul mio monitor mentre mi accingo a riempire l’ottavo kit. Il punto è che sono molti gli avvenimenti, anche più seri di questi, che confermano la necessità di accantonare oggetti (fisici o meno) che facciano da sobillatori di sentimenti, da istigatori di riflessione, o come minimo da anestetici, per riuscire a tirare avanti. Negli sconsigliabili momenti di lucidità, viene da chiederci se per caso abbiamo ingollato tutti una gigantesca barretta di cacao allucinogeno. Non è che qualcuno ci sta sciogliendo, giorno dopo giorno, una puntina di acido nel tè, come l’avanguardia complottista sospettava succedesse a Syd Barrett nel 1968? In realtà ne dubito, ma aspetto che passi il primo elefante effervescente e mi porti via.

Libri - Willy Vlautin, “La Ballata di Charley Thompson”; Luca Buonaguidi, “Ho parlato alle parole”. Willy Vlautin è il leader dei Richmond Fontaine, una band che potete tranquillamente aggiungere al kit se non li conoscete. E’ anche autore di due romanzi formidabili, e dopo “Motel Life” (Fazi), da poco ha visto la luce anche in Italia, tradotta dal nostro amico Fabio Genovesi per Mondadori, anche questa americanissima ballata che racconta la storia di un ragazzino costretto a diventare adulto in fretta. Tranquilli, niente cliché di padri fuggiti, mamme depresse, preti pedofili. In questo libro non c’è niente di consueto. Per dire, il padre viene preso a botte da un gigantesco samoano. L’avete mai letto prima d’ora? Charley per non finire in affidamento trova lavoro in una scuderia, ruba un cavallo per risparmiargli la macellazione e si mette in viaggio su un pick up scassato (ok, questo è un po’ classico) alla ricerca di un rifugio per sé e per Pete, il cavallo. E’ una storia ruvida, fatta di lezioni dolorose, in cui l’umanità va cercata nei piccoli gesti o nel grande cuore del protagonista. “Ho parlato alle parole” è il secondo libro di poesie di Luca Buonaguidi, classe 1987. La premessa è che qui si gioca in casa, anzi in canile, perché l’autore è un cane bastardo a tutti gli effetti. Al di là della vicinanza di gabbia, la sua raccolta è tra gli elementi più preziosi e indispensabili di questo kit. Nella poetica di Luca finisce tutto ciò di cui è fatto: una valanga di passioni letterarie, musicali, cinematografiche, il quotidiano in una casetta di montagna lontano dai telefoni, i viaggi, la ricerca della spiritualità, il tentativo di fissare nei versi le diverse fasi della propria vita. E poi ripartire da una pagina bianca.

Dischi - Stefano Giaccone, “Aria di Festa”. Stefano Giaccone lo conoscete tutti, giusto? Ha scritto anche su questo blog in passato, ma soprattutto era una delle anime dei Franti, storica band torinese degli anni Ottanta, una delle meno classificabili di sempre, fatta com’era di ribellione anarchica, di rifiuto del mercato, ma anche di ispirazioni jazz, di folk libero dalle scopiazzature, di urgenza espressiva allo stato puro. L’ultimo album di Giaccone conferma la capacità di essere sincero, di scrivere storie che scavano o che curano le cicatrici, che in ogni caso non lasciano indifferenti. Non c’è la ricerca a tavolino di uno stile che accarezzi l’ascoltatore, i pezzi escono dalle casse con tutti i loro spigoli, graffiano e picchiano senza esitazioni, colorandosi di sfumature tra il cantautorato (“Quante belle canzoni”), il folk (“E’ adesso”, versione italiana di “When I’m gone” di Phil Ochs), il rock (“Andata per davvero”, “La stanza vecchia”), perfino il reggae (“Il giardino dell’ossigeno”). Forse la protesta si è fatta meno esplosiva, ma Stefano continua a nuotare senza curarsi di dove va la maggioranza dei pesci, senza seguire la corrente.

Film - “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson. Mettetevi comodi, dimenticatevi della giornata che avete vissuto, e presentatevi alla porta di questo magnifico albergone costruito da Anderson. Con i suoi film va più o meno sempre in questo modo: bisogna essere pronti a farsi catapultare in una dimensione parallela, dove la realtà si distorce anche quando racconta sentimenti verosimili, i personaggi diventano assurdi anche se ci sembra di averli incontrati, dove il comico, il macabro, l’avventuroso, il melodrammatico sembrano ribellarsi continuamente ai vestiti che indossano di solito, e si contaminano infilandoci tutti in un mixer irresistibile. La storia di questo hotel, del suo proprietario, dei suoi ospiti e dell’infinita schiera di personaggi incarnati da un battaglione di stelle (Ralph Fiennes, Frank Murray Abraham, Adrien Brody, Jeff Goldblum, Bill Murray, Edward Norton, Harvey Keitel, Tilda Swinton, Jude Law, Willem Dafoe, Owen Wilson) resterà una delle migliori viste in una sala nel 2014.


Festival
– Lucca Summer Festival, Pistoia Blues, Mojotic. Non so bene cosa sia successo quest’anno, ma la verità è che se avete voglia di concerti, tra un mesetto o giù di lì sarete costretti a sfogliare la margherita calendario alla mano, perché i palchi saranno più affollati del Grand Budapest Hotel. Per inciso, oltre ad avere voglia dovete avere anche un porcellino da prendere a martellate, visto il costo medio non proprio irrisorio dei concerti in questa periferia del mondo musicale. Ho messo nel kit tre festival in Toscana o raggiungibili dalla Toscana, semplicemente perché ci vivo, ma ovunque vi troviate potete trovare alternative simili. Lucca (2-26 luglio) nel mese di luglio ospiterà tra gli altri Stevie Wonder, Jeff Beck, i The National, Cat Power, gli Chic e gli Eagles. Da Pistoia (10-17 luglio) passeranno, sempre tra gli altri, Mark Lanegan, Robert Plant, Johnny Mars, Morcheeba, Jack Johnson, Suzanne Vega, Joan As Police Woman, Arctic Monkeys. Più originale e particolarmente stuzzicante (oltre che felicemente allungata verso un agosto solitamente desertico) la line up del Mojotic di Sestri Levante (14 giugno-19 agosto), che in una cornice fantastica mette in fila Scott Matthews, Anna Calvi, M. Ward, War on Drugs, Jacco Gardner, Ethan Jones, Steve Earle, Girl in Hawaii, Jonathan Wilson, Boy & Bear e Conor Orbest. Se non avete fondi a sufficienza, guardatevi intorno: è probabile che non manchino occasioni per godere di musica a basso prezzo o addirittura gratis, come per Jacco Gardner a Chiavari (21 luglio) o a casa mia, per il Serravalle Jazz. Ma quello è a fine agosto, e c’è tempo per infilarlo nel kit delle ferie.

Lorenzo Mei

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