canibastardi.it

La Trasfigurazione di una Chitarra. Viaggio nell’ultimo album di Stefano Pilia

roberto.banchini 26 aprile 2015 Musica Nessun commento
pilia

600x600RGB-1

La Trasfigurazione di una Chitarra. Viaggio nell’ultimo album di Stefano Pilia “Blind Sun New Century Chrystology” Sound Cobra Records 2015

Fare una recensione di un disco di sola chitarra e di pochissimi altri strumenti è di per se un impresa titanica e altamente a rischio, il pericolo è di raccontare una storia che non esiste, o forse è esistita solo nei miei orecchi che hanno captato quello che usciva dai coni delle mie vecchie e logore casse acustiche.

Come ha detto un mio amico ben più saggio di me, non dovremmo fare recensioni, se non siamo più grandi e sapienti di quell’essere umano che ha tirato fuori dal suo sangue un opera d’arte, giusto quello che i miei neuroni hanno captato ascoltando questo disco.

Un opera che si Trasfigura e che cambia faccia.

Che le cose non fossero stabili e sicure lo avevo intuito subito ascoltando Ada la prima traccia di questo disco.

In Ada vi è il cuore di questo album,la summa e il resoconto, la partenza del viaggio spaziale, aperto e apparentemente senza fine.

Un nastro rotto si inceppa,in un loop che si contorce aprendosi a una chitarra slide che ci porta in alto dove le nuvole diventano disegni da eseguire con un plettro in mano.

La chitarra slide continua ancora in “Dark was the night,Cold..” di Blind Willy Johnson che riporta alla mente immagini di una Nastassja Kinsky triste e bellissima, in Paris Texas di Wim Wenders, dove Ry Cooder trovò ampie praterie dove distendere le note della sua chitarra.

“Stand behind the man, behind the wire” è un viaggio lungo un autostrada al calar del sole, dove i pensieri si perdono dietro un letto di ospedale, dove un uomo vecchio e malato ti sta aspettando.

La chitarra di Stefano ha in ogni brano dei sussulti di cambiamento, come se il tempo le fosse passato sopra e restasse una memoria da dover rivivere.

John Fahey si affaccia alla porta e ascolta, ma non può rimanere li, qualcuno lo chiama.

Le corde della chitarra di Stefano si contorgono e vengano contorte da marchingegni elettronici, la luna del resto è cieca e sorda e senza cuore.

Il sole ha buoni orecchi, ma anche lui è cieco, e ci manda radiazioni benefiche basta non abusarvi, “Blind Sun” è questo, un viaggio cosmico e infinito dove trovare risposte a domande soniche e nascoste.

Si capisce che a questo punto Pilia deve fare una scelta, o ritornare a casa o continuare un viaggio dove non ci sono strade battute e conosciute.

Ma Stefano non ha assolutamente paura di questo, e nella seconda parte del disco ci porta ancora più lontano, per tornare a casa verrà il suo tempo,il viaggio interstellare all’interno della sua chitarra continua in “Getsemanhi crickets night air”e qui bisogna decidersi, partire con lui, o restare tra le nostre cose conosciute e sicure.

1429257342_11149243_665729766865496_1218484725790026069_n

“Ecco, scommetto che neppure questo è reale, si disse Leo… io sono ancora sotto l’influenza di quella prima dose; non ne sono mai uscito… è così, è così…”

P.K Dick “THE THREE STIGMATA OF PALMER ELDRITCH “

“Perché no? Perché no? Perché no? Perché no? Yeah.”

Timothy Leary

L’associazione di questo disco a questi due fantastici visionari, come P.K Dick e T.Leary, non mi è venuta a caso.

Il fatto che a questi due tipi piacesse sperdersi in territori sconosciuti e assai pericolosi,è cosa risaputa.

Esplorare e ricercare nelle pieghe della coscienza una verità nuova e vergine era il loro lavoro quotidiano, e credo che anche Pilia ci abbia provato con la sua chitarra , specialmente nella seconda parte di “Blind sun new century…”

Una cosa evidente e chiara, in pezzi come “Little Ada”e”Golgotha Chamelon”con la sua aria raga e visionaria.

“Children Ghost “ chiude il disco e ci lascia con una domanda , possiamo andare oltre?

Roberto Banchini

Like this Article? Share it!

About The Author

Leave A Response