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Nella pancia del mostro

Paolo Vincenti 30 settembre 2015 Cappuccetto Rosso, Fiaba, Letteratura, Storytelling Nessun commento
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Red Riding Hood Black Diamond

Red Riding Hood by ToolKitten

 

-“ “Cappuccetto Rosso? Ma non muore mica…”…”
- “Nel modo in cui lo giochiamo noi, muore eccome.”
(Mercoledì Addams, in un qualche episodio della Famiglia Addams)

È risaputo: Cappuccetto Rosso non è stato scritto dai fratelli Grimm. E nemmeno da Charles Perrault. In realtà si tratta di una fiaba raccontata e ri-raccontata attraverso i secoli e i continenti (la prima traccia scritta la si rinviene in Cina, e risale all’VIII secolo). Perché le storie sono infinitamente plastiche, sono un immenso serbatoio di saggezza popolare che viene costantemente recuperato per intrattenere, ma anche a semplice scopo di profitto o per far passare dei messaggi ideologici.

Perrault è addirittura un Accademico di Francia allorché pubblica la raccolta di fiabe che contiene anche la sua versione di Cappuccetto Rosso, nel 1697. Il racconto di Perrault richiama alcune varianti della storia all’epoca diffuse in Alvernia, un cautionary tale ben differente da quello dei Grimm, che invece impariamo a conoscere da bambini. Qui la ragazzina è piuttosto grandicella, si lascia convincere dal lupo ad assaggiare quel che resta della nonna, e alla fine si spoglia e finisce a letto insieme all’animale tentatore. Che poi se la mangia. Tuttavia, anche la versione di Perrault è sensibilmente edulcorata rispetto all’originale storia “gore” narrata accanto ai focolari contadini, dove non si risparmiavano dettagli truci sulla nonna sbudellata e gli intestini della stessa che il lupo usa a mo’ di guinzaglio per non lasciar fuggire Cappuccetto Rosso.

 

L’operazione dei fratelli Jacob e Willhelm Grimm sulla loro versione della fiaba (uscita in una raccolta del 1812) è ancor più radicale. La ragazzina è ora una bambina decisamente piccola e ogni possibile riferimento sessuale è scomparso: non solo non condivide il letto con l’animale, ma viene addirittura salvata insieme alla nonna da un cacciatore di passaggio. Il salvataggio avviene tramite un improbabile squartamento del lupo per mezzo di un paio di forbici, con nonna e bambina che escono vive dalle viscere con la stessa nonchalance con la quale uscirebbero da un camerino di prova.
I Grimm, dunque, non solo si adoperano per desessualizzare in maniera evidente il racconto, ma fanno in modo di rimuovere anche ogni aspetto tanatomorfico (persino il lupo squartato non muore subito, ma solo più tardi con la pancia ricucita e piena di sassi). Perché quest’ultimo aspetto – nelle storie raccontate o nelle rappresentazioni iconografiche – non è motivo di paura e ribrezzo, ma emana anzi un fascino comparabile a quello dell’erotismo. Questa è la strada che verrà seguita e poi esasperata anche in tutte le mielose rappresentazioni disneyane, tratte da altre fiabe raccolte dai vari Grimm, Perrault, o Andersen.

 

Ma tutta la storia dei Grimm mostra evidenti deviazioni dalla tecnica classica di storytelling.

Il racconto è assurdo più che inattendibile. Nella versione “disneyana ante-litteram” dei Grimm, si fa ricorso a un dispositivo narrativo che è contraddetto dall’esperienza concreta. Stimolare emozioni forti attraverso personaggi che vengono mangiati può funzionare con la balena di Giona o quella di Pinocchio: questi animali sono enormi e tutto sommato inconsapevoli di ciò che inghiottono, e l’interno del loro corpo – sia pure in modo ipotetico – non differisce molto da una cavità abitabile o da una qualsiasi caverna. Il lupo è piccolo, invece, deve masticarti per benino e poi cominciare col digerirti subito dopo.
La differenza tra il bene e il male non è così accentuata. Va bene, il lupo è ovviamente cattivo per definizione, ma nel suo agire non è ravvisabile malvagità, solo il bisogno primario di nutrirsi o di accoppiarsi. Il cacciatore, oltre il gesto eroico, ha una motivazione supplementare, chiaramente economica: la pelle del lupo stesso.
Ci si può immedesimare nella storia ? Una bambina che non distingue il lupo da sua nonna? E quale squallido rapporto familiare avrebbe potuto legare questi due personaggi? In alternativa, meglio considerare che il lupo può vederti meglio, sentirti meglio e mangiarti meglio. Altro che Principe Azzurro…
Un eroe deve essere ammirabile per ciò che tenta, più che per ciò che riesce a fare. Ma è chiaramente sotto gli occhi di tutti che il cacciatore sia soltanto un eroe per caso; il suo gesto si realizza al’interno di una circostanza fortuita. Non tenta un bel nulla, è solo molto fortunato. È il deus ex machina che arriva a sbrogliare una situazione apparentemente senza sbocchi.
La storia, infine, non è divertente da raccontare. Cappuccetto Rosso nella trasposizione tedesca dei Grimm è una storia scevra di passioni e di entusiasmo, è un’uggiosa parabola pedagogica con elementi riflessivi. Non è più il racconto francese dello stupro: una grossa spugna ha assorbito tutto il sangue e le frattaglie e ha lasciato il pavimento pulito e igienicamente sicuro.

 

Paolo Vincenti

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Imbrattato muri, fanzines, quotidiani, riviste e siti web. Creato, preservato e disintegrato una mezza dozzina di gruppi musicali. Fiancheggiato rivolte, passandola sempre liscia. Sostenuto posizioni scomode, rotto frontiere tra saperi, sbriciolato immagini e parole.

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