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OCCHIO LUCIDO, OCCHIO FOLLE: un work in progress di Stefano Giaccone

admin 2 luglio 2013 Guest, Letteratura, Musica Nessun commento

Stefano Giaccone per i Cani Bastardi:

Da qualche anno leggo, mi addentro, seguo le ristampe dei suoi libri.Uno dei molti scrittori italiani dimenticati del primo dopoguerra, fine anni 40/fine anni 50. Ho da poco tempo terminato 5 serate, 5 repliche dello spettacolo musical/video/teatrale “MODERN” col gruppo Airportmen, in quel di Torino. Una sera, la figlia di questo scrittore, Laura H., mi porta l’ultima ristampa in ordine temporale, il diario “Occhio folle, occhio lucido”, uscito nel 1968. Lo ha ristampato la casa editrice Spoon River di Torino, come tutti gli altri suoi libri curati dallo scrittore e giornalista Massimo Novelli. Anni fa, Laura H., mi aveva donato una fotocopia dell’edizione originale. Conosco questo diario praticamente a memoria e mi ero ripromesso, una volta la ristampa fosse stata disponibile, di lavorare su queste parole e produrre uno spettacolo teatrale. Se è Teatro, un attore che parla col pubblico, dialoga con un video e maltratta una chitarra acustica di fianco a un collega musicista.

Alla proposta di scrivere qualcosa per il vostro Blog, ho pensato di mettere giù due pensieri su questo scrittore che mi sta tenendo occupato da qualche settimana e che spero di “mettere fuori, mettere in scena, mettere al mondo” a fine Settembre prossimo. Perché sarà uno spettacolo meticcio, di incrocio. Bastardo, appunto. Guido Seborga, questo il nome dello scrittore torinese/ligure (1909-1990) aveva pubblicato due libri nel 1948 e nel 1949, “L’uomo di Camporosso” e “Il figlio di Caino” per la Mondadori. Ha poi pubblicato altri romanzi, poesie, opere teatrali ma l’interesse del mondo editoriale, giornalistico e della critica letteraria era sparito. Negli anni 70 decide di assecondare un altro grande amore, la pittura.

Guido Seborga è stato Comandante Partigiano e ha girato mezz’Europa, quando nelle sue Capitali gli intelettuali e gli artisti ricreavano la visione dell’Umano andata perduta nel massacro della Guerra. Seborga conosce e si inserisce in quella rete internazionale dove trovi Aragon, Artaud, Giaime Pintor, Ezra Pound, Pratolini, Cocteau, Edoardo Sanguineti e pittori come Casorati (il mio pittore preferito), Umberto Mastroianni, De Pisis, Spazzapan, Tzara e molti altri nomi illustri.
Io ho già lavorato su alcuni testi di Seborga, musicando alcune poesie e soprattutto trasformando un capitolo del “Figlio di Caino” in una breve piece teatrale. Quel testo, soltanto per citarne uno, appartiene a un romanzo/poema civile che appare oggi potentissimo come ritmo, passione e capacità di creare “visione”. La parola “visione”, mutuata da William Blake, era la preferita da Allen Ginsberg. Guido Seborga non è “beat” ma ha un suono del tutto personale, sebbene sempre radicato e piantato nella vita concreta degli uomini e delle donne che lo circondano. Verso la fine degli 50 il sentimento che si diffonde è di disillusione, di ricerca ansiosa e individuale, di accoglimento passivo della cultura egemone, quella Americana. Pavese si uccide nel 50, per una donna probabilmente ma anche perché lo mortificava il dolore di vivere in un mondo di “hollow men”, gli “uomini vuoti” come scriveva Thomas Eliot. Pavese era un misantropo, Guido Seborga, all’opposto si indigna, si batte, resta tra il Popolo, parola che via via si trasforma nel generico e piccolo-borghese “gente”.

E’ fondamentalmente un credente, crede nell’Umano e nella sua rivolta, libertaria e poetica. Ha scritto “Forse un giorno diventerò insensibile/ al male del mio popolo genuflesso/ quel giorno ogni mio libro sarà elogiato”. Massimo Novelli che, con la figlia Laura, da un decennio propone una riscoperta di Guido Seborga, scrittore, pittore e soprattutto spirito libero, ha scritto “Non si è genuflesso e non l’hanno elogiato”. Il mio spettacolo teatral/musicale non vuole certo limitarsi ad elogiarlo: per questo esistono oggi le ristampe dei suoi libri. Cercateli e, nel caso, appassionatevi. Come è successo a me.

Quello che vorrei far sentire in “Occhio folle, occhio lucido” è la forza, la comunione profonda che spiriti liberi possono provare incrociando il suo percorso di Uomo e di Artista. Siamo come cani senza casa ma anche senza padroni. Durante i miei prossimi concerti, leggerò qualche breve suo testo, tra una canzone, una chiacchierata e l’altra. In seguito, a fine Settembre, spero lo spettacolo sia pronto, almeno per una Anteprima.

Alla prossima, mai soli.

SG

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