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Stefano Giaccone – quel che resta di un tour #1

admin 21 ottobre 2013 Letteratura, Musica Nessun commento

Stefano Giaccone racconta il suo ultimo tour “Nati per questo” che ha fatto tappa anche tra i Cani Bastardi nel Luglio scorso. Questa è la prima di due parti del racconto!
Le foto sono di Andrea Pucci/Cani Bastardi relative all’evento organizzato dai Cani


Scrivo due parole (o saranno quattro?) sul mio ultimo tour “Nati per questo”, iniziato il 6 Luglio e terminato il 19 Luglio scorso (scrivo a gentile richiesta: lo specifico per confermare la mia indifferenza al mettermi in mostra, parlarmi addosso, “credersi un rollinstone” come dicevano dei giganti del dito medio all’industrialina rockettina italianina, i Truzzi Broders…). Tour: traduce, credo dal Francese, la parola italiana “giro”, quindi il mio ultimo Tour, vuol dire il mio ultimo Giro. Ma non mi soffermerei troppo sulla traduzione di Tour, puttosto sulla parola “ultimo”. Ultimo, in questo caso, sta per “dopo questo non ne faccio più”. Ultimo CD, ultimo album: si dovrebbe chiamare “Aria di Festa” e uscirà entro il 2013 o giù di lì. Anche qui “ultimo” sta per “dopo questo non ne faccio più”. Ultimo spettacolo teatrale, che debutta il 19 Novembre, si chiama “Occhio lucido, occhio folle” (ne ho parlato la scorsa volta, scrivendo per il vs Blog), ultimo as in “dopo questo non ne faccio più”. Quindi, dopo 40 anni, decido di dirigermi verso una vita diversa.

Ho in piedi un bellissimo spettacolo di canzoni e letture sulla Storia contemporanea d’Italia “Vincenzina Franti” con il giovane collega Fra Diavolo. Ma è un lavoro fatto in collaborazione con altri, il mio nome è tra molti. Se ci cercano, vado volentieri a farlo. Con la stessa chitarra, lo stesso sax e la mia voce di oggi, migliore e peggiore di quella di Franti, figlio marito e padre di Vincenzina. O soltanto un omonimo. Ma per il resto, si chiude. Non vuol dire smettere. Non vuol dire metter via la chitarra. Vuol dire uscire dalla trazione anteriore del “fare musica” come motore e organizzatore della propria vita. Passo su un auto a trazione posteriore; ma con le metafore motoristiche la smetto qui, che non ci capisco nulla. Pure di musica ne so poco. La musica è stato un fare, un attraversare il Mare dell’esistenza, capace di regalarmi due emozioni, due giardini interiori a me carissimi: l’incontro con TE e il Suono di ME. Ho attraversato questo Mare come un Alpinista, uno scalatore con corda, moschettone e picozza. Inadeguato, incapace, inefficace, instabile, irrangiungibile: mi son detto queste parole milioni di volte, me le son sentite dire milioni di volte. Ho ascoltato ma poi, anno dopo anno, calendario dopo calendario, agendina dopo agendina, mi son messo al telefono, al PC, con carta e penna e francobolli, e ho cercato di organizzare un Tour, andare in Giro.

Da solo, con Lalli, Franti, Tony, Paolino, Kina, Vanni, Dylan Fowler, Airportman, Mirafiori Kids, Giorgio, Mimì, Ale, Aite, Gianluca, Marco, Andrea, Giò, Mario, Max, Gianfranco, Giuppe, Ilario, Massimo, Max, Giuliana, Max, Ugo, Marc, Matte, Adriano, Miguel, Joe, John Doe, Peter, Roberto, Alberto, e me ne dimentico la maggior parte. Se la mia memoria avesse preso meno polvere, me ne rammenterei altri di Max, di Joe e di Piero, di Elena, altri Franco. Ma a chi importa? Un Musicista, e io credo di esserlo, vive nello spazio del suo Suono. Il Suono del mio ultimo Tour “Nati per questo” è stato molto bello, pieno e fresco come quello che sentivo quando avevo 14, 24, 30 anni. Perché? Ho incontrato fratelli e sorelle di strada (non ho mai fatto differenza tra artisti, organizzatori e fonici nelle quasi 2000 volte che mi sono inerpicato su quella zattera di assi traballanti che in italiano si chiama “palco” e in English si chiama “stage”, quindi anche “gradino”, “stadio in evoluzione”, “scena momentanea”) brothers and sisters, dicevo, che ho incontrato 25 e anche 30 anni fa e altri che ho conosciuto 2 mesi fa o anche la sera stessa del mio concertino. Ho riconosciuto una voce in loro, che avevo (e spero di avere ancora) dentro, la voce di una passione Vitale, di un rabbia Vitale e di una Poesia Vitale.

I compagni che occupano e ristrutturano una palazzina dismessa della Stazione di Alessandria, una Visione Libertaria che passa dalla Moka di caffè ai racconti notturni, quella sera incrocio anche compagni di Acqui, anche Yo Yo Mundi, anche Alberi e Terra curati e protetti. Poi, voi Bastardi, una notte stupenda di Luglio Toscana. Closeness e storie di fiumi, fiumi di Africani, fiumi di parole fraterne che si ri/trovano anche con chi non si conosce e invece senti di “ri/trovare”. (E incontro un fiume che mi scorre dentro, e che fa il Suono più bello del Mondo. E infatti tornerò ad ascoltarlo). Poi Samuel e Maurizio, in una notte a Carrara, registriamo parole e la mia Chitarra mal/trattata, per una Radio. Metafora di onde che viaggiano oltre le distanze, oltre gli anni, oltre la fatica del marmo, del resistere, di un abbraccio che sai verrà rinnovato, portato in Tour, di città in città, di tribù in tribù.

Stefano Giaccone

 

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