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Stefano Giaccone: un libro “da” Franti con il collettivo CaniBastardi

admin 3 luglio 2014 Musica 3 commenti

 

A volte, avviene di incontrare persone e eventi che ci appaiono come familiari, come lupi che si ritrovano dopo che un lungo, rigido inverno li ha tenuti distanti. Basta una piccola annusata, una sfumatura del manto, una cicatrice sul muso, un ululare familiare e si riforma il branco.

Eppure, quando questo “prodigio” si avvera, avremmo giurato di non aver mai incrociato prima quella persona, mai attraversato quella città, mai letto quel libro o visto quel film.

Franti, il gruppo che ho contribuito a partorire e col quale ho lavorato dall’inizio, nel 1982, fino alla sua scomparsa/trasformazione/metamorfosi/avanzata/ritirata (cancellare le “voci” che non interessano), ha lasciato una traccia, una eco. Una emozione profonda presente nell’anima e nella memoria: questa traccia residua la definirei così, piuttosto che qualche canzone o una ristampa integrale su CD.

 

 

Ho raccolto commenti (su vari siti, sotto i video postati in You Tube, pubblicazioni, riviste, ecc) e sono arrivato a questa conclusione. Ne copio qui soltanto due:

“….e io sono pieno di brividi. con le lacrime agli occhi e con il sorriso ebete stampato in faccia…tutto riaffiora e io lo custodisco… lo spirito continua”

“…chi ha conosciuto la scena torinese di quegli anni non la dimentichera’ mai , chi non ne ha avuto la fortuna non potra’ mai immaginare l’energia in circolazione”

Valutare fatti e eventi dalla “quantità” di audience, di copie vendute, di citazioni e visualizzazioni, ecc ecc appartiene alla categoria della “merce e la sua diffusione”. Senza fare differenze tra chi metteva bacchette e chitarre là sopra il palco e chi metteva cuore, orecchie e vita tutt’intera là sotto, il numero di persone che ancora oggi condivide questa passione, questa comunanza poetica/musicale/politica con Franti è piccolissimo, una minuscola frazione.

Che io sputi sopra i tabulati delle vendite non vuol dire che questi non esistano. La storia, grande o piccola, si fa con i fatti. I fatti sono che Franti, a dispetto di numeri molto ridotti, ha lasciato una eco profonda, una traccia visibile nel cielo.

A volte avviene che i lupi si ritrovino. Un Lupo è un Cane Bastardo. Il gruppo di persone che si ritrova attorno al blog www.canibastardi.it ha deciso di rintracciare nel cosmo contemporaneo tracce di quella eco, di quel Suono. Non un libro “su” Franti, ma sul suo riflesso, la sua traccia.

Per coerenza: Franti infatti era messo “in Musica” da 6 persone che condividevano un’immaginario, una lotta, un Suono del Mondo, frutto della eco, della traccia lasciata da mille film, mille dischi, mille cortei, mille amori e mille Vietnam. Non un libro “su” Franti, quindi: piuttosto un libro “da” Franti, alla moda di Franti.

L’alpinista e esploratore George Mallory alla domanda “Perché Lei vuole scalare l’Everest?” pare abbia risposto al giornalista: “Perché è lì!”. Perché un libro da Franti, allora? Ci saranno foto, video e musiche. Storie, interviste, interferenze, ricordi. Soprattutto una bella aria, da subito, tra i promotori del progetto. Proprio come tra Lupi che si ritrovano dopo un lungo rigido inverno.

Perché è lì, che ci ritroviamo.

Mai soli, Stefano Giaccone

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3 Comments

  1. vanni gio 3 luglio 2014 at 17:47

    La parola ‘metodo’ è splendida: deriva dal greco “meta odos” che significa strada che oltrepassa, che va oltre, che supera. Il sentiero dove cresce questo libro è un buon sentiero, si inerpica fra rocce e abissi, frane e paludi, per andare lontano.
    Ciao e grazie da Vanni Chitarrone Franti

  2. Stefano Giaccone 21 ottobre 2014 at 12:58

    Il sentiero e’ stato indicato, nella boscaglia, da Vanni. Ci siamo infilati nel folto, e ancora lo facciamo, testardamente, con il Suono di Franti che ci guida. SG

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