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Telaio Magnetico

admin 24 settembre 2017 Guest, Musica Nessun commento
Solchi sperimentali

 

Solchi sperimentali

Che cosa si aspetta oggi il pubblico, o quantomeno la stragrande maggioranza di esso, da un concerto di musica dal vivo? Niente altro se non la più pedissequa, fedele riproposizione di ciò che già si conosce, incapsulato in un qualche supporto fonografico e, magari, già fruito nella stessa esatta forma durante qualche altro evento live. Guai a deviare, guai a non offrire in concerto l’immagine più calligrafica e standardizzata di sé!

Ecco, l’Italia del 1975 ragionava (anche) in maniera diversa e la breve, lucentissima, meteora del Telaio Magnetico sta qui a ricordarci, ad ammonirci, sul fatto che una performance sia prima di tutto rito, viaggio individuale e collettivo, imprevisto, esperienza trasformativa; idee queste talmente inattuali dal rendere questo documento sonoro qualcosa di diverso da una polverosa testimonianza… Le musiche qui contenute, la filosofia da cui esse sono ispirate si situano in alveo che sta al di fuori della ossessione del tempo e delle demarcazioni.

Antonello Cresti

1975, dicevamo… L’occasione è quella di una piccola tournée nel Centro-Sud Italia, organizzata dal Partito Radicale (mutatis mutandis ai recenti funerali di Marco Pannella la colonna sonora è stata quella blanda e inoffensiva dello swing…); erano anni in cui raramente si vivacchiava sul già fatto e l’esperienza si rivelerà unica sin dalla forma che questo Telaio Magnetico prenderà. Non una operazione individuale, certamente, ma neanche un gruppo nel senso classico del termine. Forse, un collettivo spirituale aperto ad alcuni dei musicisti che più significativamente stavano contribuendo a rendere le musiche altre della nostra penisola qualcosa di ben definito e certamente avulso dalle regole non scritte provenienti dai mercati discografici anglo-americani. Che non ci siano gerarchie all’interno del Telaio Magnetico è cosa facilmente udibile per chiunque conosca le carriere individuali dei musicisti che lo compongono: ciascuno infatti porta il suo mondo al servizio di una visione di assieme, ma è pur vero che anche la singola sensibilità è per così dire “stemperata” dall’idea di contribuire ad un parto collettivo, in cui il transito creativo è parte determinante del risultato che si otterrà ed encomiabile da questo punto di vista è soprattutto la presenza estremamente defilata di Franco Battiato, allora come ora personaggio più noto dell’intero combo: Il mood generale è meditativo, impalpabile, soprattutto grazie alle tastiere di Battiato e Di Martino e alle vocals “cosmiche” della Di Benedetto, mentre ad aggiungere pathos tribale ci pensano Vaccina e il suo arsenale di percussioni e Camisasca qui al massimo delle sue potenzialità da improvvisatore. Il ruolo di Mazza invece, specialmente le sue esecuzioni all’oboe, fa pensare ad una certa affinità con la Third Ear Band, ribadita dal ruolo di Zitello (presente solo nella data romana), alla viola, invece che l’usuale arpa anche se il Telaio non è legato esclusivamente alla dimensione acustica, per quanto l’elettronica cara a Battiato sia decisamente mitigata in questa esperienza. Nel tentativo di etichettare questa esperienza spesso il Telaio Magnetico è stato avvicinato ad altre esperienze di “asceti del suono”, il minimalismo statunitense innanzitutto, ma anche certa elettronica cosmica di scuola tedesca; indubbiamente dei parallelismi possono essere tracciati, ed altrettanto evidentemente certi ascolti furono il vero e proprio territorio comune dei musicisti coinvolti in questa esperienza, ma verrebbe da dire che la vera chiave di lettura del Telaio Magnetico sia il suo esprimere suoni, derivando da una presa di coscienza spirituale che non possiede né la raffinatezza teorica dei minimalisti, né l’ingenuità comunitaria di coeve operazioni del periodo.

Anche per questo la inattualità cui accennavamo prima è l’elemento che renderà queste registrazioni amatoriali, provenienti da un passato prossimo che si vorrebbe oramai seppellito, materiale di palpitante presenza ancora per molto tempo. L’esigenza interiore che ha animato queste musiche è cosa necessaria oggi come non mai. Chiudete gli occhi, sintonizzate il cuore e buon ascolto!

Antonello Cresti

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